Iniziative ed eventi

La DalFiume Pasta Fresca sostiene DE@ESI

La DalFiume Pasta Fresca di Bologna partecipa al grande evento di beneficenza: i 5 SENSI.

Iniziative ed eventi i-5-sensi

L’evento ideato dallo chef stellato Agostino Iacobucci si svolgerà all’interno della Tenuta Palazzo di Maggio ad Ozzano dell’Emilia, Bologna.

Cucina e cultura si incontreranno invitando i visitatori a riscoprire i 5 SENSI.

L’intero incasso sarà devoluto all’Associazione DE@ESI che opera da anni per permettere una vita autonoma e indipendente, con conseguenti inserimenti lavorativi, ai ragazzi con sindrome di Down.

Il 26 e il 27 giugno 2016 si potranno visitare gli stand di sponsor ed espositori che presenteranno i loro prodotti e faranno assaggiare le proprie prelibatezze.

Saranno altresì presenti pizzaioli e sfogline per realizzare una fusione di intenti, culinari e sociali, fra la Campania e l’Emilia Romagna.

La manifestazione sarà conclusa dall’evento di un Gran Gala con 5 chef stellati ai fornelli.

Abbiamo riso abbastanza, adesso pasta!

Quando sentite parlare

della cucina bolognese,

fate una riverenza

che la merita.

Pellegrino Artusi

 

Fu Pellegrino Artusi,

con la sua La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene,

che illustrando al meglio le ricette regionali,

trasformò la frammentazione regionale italiana

da una debolezza a un punto di forza,

tramite la capacità di elaborare nel migliore dei modi

le cose semplici, a portata di mano e di borsa:

dalle castagne alla pizza, dal pane al pomodoro.

 

Tra etica e dietetica: pasta alimento dell’anima.

“Il cibo sia la tua medicina”.

Scuola medica salernitana

 

La pasta è memoria:

lo zampone all’aceto mi ricorda mia suocera,

la parmigiana di melanzane mi ricorda mia madre.

La pasta è memoria:

è memoria della nostra infanzia,

è memoria della nostra mamma,

è memoria della nostra famiglia,

è memoria dei luoghi in cui abbiamo mangiato,

è memoria delle persone con cui abbiamo desinato,

è memoria dell’arte delle sfogline,

è memoria dello spirito della tradizione mediterranea,

la pasta è memoria …

 

Mi confermate che quando si parla di pasta,

gli 80 grammi sono quelli del sugo

da metterci sopra?

 

Il piatto preferito di Mazzini:

spaghetti alla carbonara.

 

Cibi per ristorare le forze, non per opprimerli.

Cicerone

 

La cucina è poesia.

Heinz Beck

 

Se accetterai oggi di mangiare un mediocre piatto di pasta,

allora è certo che domani prenderai un calcio nel sedere.

 

Non chiedere mai a un commensale

se mangia i tortellini Dalfiume –

perché, sussurrando con autoironia –

perché se li mangia te lo dice lui,

altrimenti perché lo devi mortificare?

 

Intorno ai taglieri di pasta fresca,

la DalFiume di Bologna,

ha saputo integrare le varie realtà del nostro paese,

dall’Emilia Romagna alla Puglia, dalla Sardegna alla Campania, dalla Sicilia al Veneto,

con persone provenienti

dalla Russia alla Tunisia, dalla Moldavia alla Romania, dal Marocco all’Albania,

nel segno di una autentica pluriculturalità sociale.

Intorno ai taglieri di pasta fresca, questa azienda,

senza retorica, semplicemente,

ha fatto l’Italia e ora fa i nuovi italiani,

cioè i cittadini e i lavoratori europei

del nuovo mondo.

Pastificio Dalfiume Paola - Tortellini

Il tortellino: la nascita di una leggenda

“E l’oste, che era guercio e bolognese, imitando di Venere il bellico… l’arte di fare il Tortellino apprese.”

Non esiste una sola leggenda sulla nascita del tortellino: una delle più note sostiene che il piatto sia stato inventato a Castelfranco Emilia, in provincia di Bologna, presso l’antica locanda Corona. Secondo questa versione, pare che l’oste, colpito dalla bellezza di una nobildonna che alloggiava nella struttura, provò a sbirciare nella serratura della sua stanza… e vedendo il suo ombelico, decise di riprodurne la forma creando così un piatto irresistibile!
Esiste però un’altra variante della storia, più accreditata anche dal punto di vista culturale, e trae spunto dal poema scritto da Alessandro Tassoni nel XVII secolo: La Secchia Rapita. In quest’opera l’autore narra le gesta della battaglia di Zappolino e la guerra mossa dai bolognesi contro i vicini abitanti di Modena, in seguito al furto di una secchia di legno… ma il racconto di Tassoni coinvolge anche gli dei dell’Olimpo, ed è qui che il nostro tortellino fa la sua prima apparizione storica ufficiale! Sempre presso la Locanda Corona, scrive Tassoni che furono Bacco e Marte a sbirciare nella camera di Venere, la dea dell’amore. E fu proprio il suo ombelico ad ispirare la forma del nostro tortellino, un capolavoro di gusto e di bellezza creato appositamente dall’oste per celebrare le fattezze incantevoli della dea. Anche Giuseppe Ceri, figura di spicco dell’800 italiano, fu influenzato dal Tassoni fino a scrivere un suo poemetto sulla nascita del tortellino, di cui vi riportiamo qui la trascrizione integrale:

Quando i Petroni contro i Geminiani
Arser di fiero sdegno
Per la rapita vil secchia di legno:
E senza indugio armati
Accorsero di Modena alle porte
Minacciando mine e stragi e morte
Venere, Marte e Bacco,
Dal ciel discesi in terra
A parteggiare in quell’atroce guerra,
Vollero dar riposo
Al faticato fianco
Nell’antica osteria di Castelfranco
Dove la dolce notte
Dal Tassoni cotanto celebrata,
Venere innamorata
Tutt’intera trascorse
In braccio ora di Marte, or del Tebano,
D’onta coprendo lo zoppo dio Vulcano.
Ma, giunta la dimane
Mentre il carro d’Apollo
Senza il menomo crollo
Della volta del cielo era salito
Alla più eccelsa parte,
Bacco ed il fiero Marte
Zitti e cheti, lasciata in letto sola
La divina compagna,
Andarono a girar per la campagna.

Dopo un profondo sonno
Venere gli occhi dolcemente aprio
E non veggendo l’uno e l’altro dio
Giacere ai fianchi suoi,
Tale tirata diede al campanello
Che fece risonar tutto il Castello.
L’oste che stava intento
Ad aggirar l’arrosto
Le scale come un gatto ascese tosto,
E nella stanza giunse,
Dove in camicia, seduta sul letto
In volto accesa d’ira e dì dispetto
Stava la diva donna,
Di cui la sera innanzi ebbe opinione
Ch’egli fosse un bellissimo garzone.
-Sai tu, villan cornuto,
Ove son iti i due compagni miei?     – Signora, io non saprei,
Pronto rispose l’oste;
Ma dianzi per istrada
Quel dal pennacchio rosso e dalla spada
Guardandomi in cagnesco,
M’ha detto a mala pena
Che questa sera torneranno a cena.

A siffatta notizia
Venere bella serenò le ciglia;
Poi con gran meraviglia
Dell’oste lì presente
Come se fosse sola,
Le candide lenzuola
Spinse in mezzo alla stanza,
Le belle gambe stese,
Dall’ampio letto scese
Con un salto sì poco misurato
Che sollevandosi la camicia bianca,
Poco più su dell’anca,
Onde l’oste felice
(Lo dico o non lo dico?)
Di Venere mirò il divin bellico!

Ma non si creda già
C’he a quella vaga e seducente vista
Pensieri di conquista
L’oste pudico entro dì sé volgesse;
Anzi un’idea soavemente casta
D’imitar quel bellico con la pasta
Gli balenò nel capo;
Ond’egli qual modesto cappuccino,
Fatto alla Diva un riverente inchino
In cucina discese;
E da una sfoglia fresca
Che la vecchia fantesca
Stava stendendo sovra d’un tagliere,
Un piccolo e ritondo pezzo tolse,
Che poi sul dito avvolse
In mille e mille forme
Tentando d’imitare
Quel bellico divino e singolare.

E l’oste ch’era guercio e bolognese,
Imitando di Venere il bellico
L’arte di fare il tortellino apprese!

“La nascita del tortellino: l’ombelico di Venere.”
Poemetto ottocentesco di Giuseppe Ceri